Tecnopolis.eu

res technica, res cogitans
   post   comments  ?


Chernobyl: riflessione sul progresso   

comments published in:  Res Cogitans

chernobyl_disaster_piccola.JPG

La tragedia di Chernobyl, che vogliamo oggi ricordare nel suo 22esimo anniversario, é stato un grande schiaffo alla Scienza e alla Tecnica. Non voglio qui soffermarmi sull´analisi dei dettagli tecnici della tragedia e sulla controversa questione del numero della vittime per cui rimando ai link in fondo al post. Quello che mi interessa ora éanalizzare un attimo il significato storico-culturale di quello che é stato forse l´incidente piú grave della storia dell´Ingegneria, ma che nelle sue cause prime, a mio modesto parere, poco o nulla ha a che vedere con essa. Per farmi meglio capire: é stato come aver incolpato gli ingegneri se uno va a 300 Km/h con una moto sbullonata senza revisione e costui si schianta provocando un disastro. Quella di Chernobyl é stata una tragedia molto strumentalizzata, specie nel nostro Paese, e tale strumentalizzazione ha recato un danno enorme alla grande e seria tradizione ingegneristica che aveva il nostro Paese (ricordiamo che il primo ing. nucleare della storia é stato un certo Enrico Fermi).

La dimensione della catastrofe di Chernobyl e il suo impatto socioeconomico é indiscutibile e si trascina ancora oggi. Ma il suo impatto culturale nella percezione collettiva della Scienza e della Tecnica é stato amplificato e distorto da media e politica. Un impatto devastante, che ha inasprito il conflitto tra l´”uomo verde” e l´”uomo nero”, tra scienza fondamentale e fondamentalismo ambientale, tra fiducia nel progresso e paura (o per meglio dire psicosi collettiva) per i mostri che da esso possono scaturire.

Dopo essermene occupato abbastanza intensamente (in fondo al post c´é anche un mio piccolo contributo tecnico) sono convinto che le cause prime che portarono alla tragedia siano stati una concomitanza di errori tecnici e gestionali tutti prettamente umani, in particolare dovuti a grande incopetenza e leggerezza. Basti pensare che a capo della centrale nucleare fu messo un ingegnere con esperienza in centrali a carbone, fondamentalmente interessato a far carriera al Cremlino e che nulla sapeva di ingegneria nucleare. Chernobyl é il simbolo del crollo e del fallimento del regime comunista sovietico, di una malgestione e incuria per la sicurezza che é spesso tipica di molti altri sistemi umani.

Da ingegnere ricercatore non sono immune dal chiedermi se sia giusto spingersi ai limiti della fisica e modificare a nostro piacimento e per nostro tornaconto di specie umana la realtá esterna; se in questo senso, sono piu giuste alcune tecnologie rispetto ad altre; se e quale debba essere il criterio di scelta. Lascio questi interrogativi sospesi perche richiderebbero troppo spazio per essere degnamente affrontati ma spero un giorno di poterlo fare. Mi concentro su uno: mi chiedo se non sia un po stupido e demagogico colpevolizzare gli scienziati e gli ingegneri (che spessissimo non vengono coinvolti nell´aspetto decisionale/politico su questioni tecnologiche delicate) per poi dimenticarsi di loro quando effettivamente si beneficia del loro lavoro. Non é che sia un sport piuttosto diffuso quello di demonizzare i fautori del progresso scientifico e tecnologico, senza distinguerli da coloro che se ne sono poi appropriati senza aver partecipato alla sua generazione ? non é che da questa situazione si originino i veri demoni?

Seconda parte della riflessione. Come l´11 Settembre e altre tragedie, Chernobyl mi fa pensare che l´uomo tenda facilmente a dimenticare o a ignorare totalmente la precarietá della sua esistenza preferendo inebriarsiradioactive_fallout_caesium137_after_chernobyl.jpg nel torpore di un quotidiano senza tanti pensieri per le sorti del mondo, apparentemente immutabile e sicuro. Ricordare tragedie come questa [peccato che quasi nessuno dei giornali italiani se ne sia ricordato] aiuterebbe a risvegliare anche oggi (ma forse solo per un attimo) le coscienze assopite in illusori letarghi di normalitá e benessere dati per scontati.

È la presa di coscienza (sempre comunque da parte di quei pochi che si interrogano) di una dimensione al di lá del quotidiano e del provinciale che pregna la vita dell´uomo medio. La nube radioattiva che pian piano si estende su tutta l´Europa e oltre (furono trovate traccie in Canada a tre mesi di distanza) scosse tutte le coscienze, anche le piú assopite. È una dimensione cosmica, universale, storica della precarietá dell´esistenza umana, una dimensione che vede l´uomo non al centro ma solo a margine dell´essere. Un universo in cui le tragedie umane si consumano con tranquilla indifferenza da parte di una natura meccanica che segue il suo corso indipendentemente dalla volontá umana (ma di questo ci si era giá accorti nel 1600 con la rivoluzione copernicana). Mi riferisco in particolare al senso di assoluta impotenza dell´homo sapiens sapiens alle soglie del 2000 di fronte a catene di eventi sfuggiti al suo controllo, irreversibili e irreparabili come quelli accaduti a Chernobyl la notte del 26 Aprile 1986.

Ma non é solo l´impotenza dell´uomo di fronte a un reale troppo complesso, non é solo l´eterno conflitto uomo-natura. Il problema centrale é l´uomo stesso.

E’ lui l´artefice della tragedia, non la fisica nucleare. E´la sua ignoranza, la sua cupidigia, la sua inutile risolutezza, il suo orgoglio (ricordo che i russi rifiutarono per giorni di confermare la tragedia e rifiutarono a lungo gli aiuti degli esperti occidentali). La fragilitá dei sistemi umani del XXI secolo é data proprio dalla loro dipendenza da una tecnologia sempre piu complessa e allo stesso tempo irrinunciabile (in quella circostanza l´Ucraina non poteva fare a meno di 4GW di potenza elettronucleare). Ma questa fragilitá non é dovuta tanto alla vulnerabilitá stessa della tecnologia in se quanto piuttosto alla componente umana fallace che la gestisce e le cui scelte sconsiderate portano al disastro.

Chernobyl é stata una tragedia assolutamente evitabile. Il reattore di tipo RMBK era negli anni 80 un baraccone gia vecchio di 40 anni, seriamente sconsigliato dagli esperti dell´IAEA e l´URSS lo aveva adottato perche era di grande potenza ( 1 GW * 4) e molto efficente nella produzione parallela di plutonio (si era in piena guerra fredda). Ricordiamo anche che dopo la tragedia gli altri 3 reattori sono stati fatti funzionare a regime incredibilmente fino al 2000 per una ragione molto semplice: l´Ucrania gia in ginocchio economicamente non poteva assolutamente fare a meno di una centrale che provvedeva il 40% del suo fabbisogno di energia elettrica. Ora c´é il rischio di una nuova tragedia, in quanto il sarcofago sta cedendo e non ci sono i soldi per realizzare il nuovo megasarcofago su rotaia (vedi l´analisi di Legambiente in fondo al post).

Perché dopo l´hype mediatico in occasione del 20simo anniversario due anni fa oggi non si ricorda nessuno di Chernobyl (vedere le prime pagine di Rep e Corriere di oggi, vergogna!)?

Secondo me é l´uomo ed in particolare l´homo economicus del XX e XXI secolo il problema, non in se il Progresso Scientifico e Tecnologico.

AZ

****

per chi volesse approfondire i dettagli tecnici della tragedia di Chernobyl, consiglio di iniziare dalla ben fatta voce wikipedica, in cui si trova in particolare una buona lista di collegamenti a fonti esterne. Consiglio inoltre l´ottima ricostruzione della dinamica dell´incidente di R.Renzetti su fisicamente.net

Aggiungo un paio di documenti interessanti rastrellati in rete:

Cernobyl - Analisi di Legambiente a 20 dall´incidente
(dove al Cap- 3 si parla diffusamente dei problemi del progetto per il nuovo sarcofago)

Chernobyl OECD - 2002

infine un piccolissimo contributo personale:

Chernobyl-20 anni dopo: analisi delle cause e conseguenze

Popularity: 27% [?]



Leave a comment

XHTML - you can use following tags to format the text
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Bad Behavior has blocked 42 access attempts in the last 7 days.